Il capitolo legato alla previdenza è uno dei pilastri della Legge di Bilancio 2027. Tra misure da rinnovare, interventi per limitare l’aumento dell’età pensionistica, rivalutazione degli importi e nuovi canali per il pensionamento anticipato il dibattito si fa sempre più caldo
IN PENSIONE A 64 ANNI, LE IPOTESI AL VAGLIO DELLA MANOVRA 2027
Intanto è bene ricordare che dal prossimo anno i requisiti per la pensione di lavoratori e lavoratrici aumenteranno gradualmente. Nel 2027 scatterà, infatti, il primo aumento dei requisiti per andare pensione in adeguamento alla speranza di vita.
L’età minima salirà di un mese dal 2027e poi di altri due dal 2028, per un totale appunto di 3 mesi. Nella stesura della Manovra, la Lega, punta a sospendere l’aumento dei requisiti e lasciarli invariati anche per il prossimo anno, 67 anni per la vecchiaia (71 anni per chi ha pochi contributi) e 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) per la pensione anticipata ordinaria.
I costi dell'operazione però frenano scelte nette. In una manovra che dovrebbe essere di circa 23,5 miliardi di euro, impegnati in larga parte su spese per l’energia e per la difesa perché sono legati all’attivazione della clausola di salvaguardia, prende forma l'ipotesi di una nuova versione di Quota 100. Si tratta del reinserimento di una misura per favorire l’uscita anticipata dal lavoro, dopo la chiusura di Quota 103 e Opzione Donna dal 2026.
L’ipotesi, in una versione meno restrittiva, era già stata in estate dal Sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, e proponeva l’uscita dal lavoro a 64 anni d’età, con 25 di contributi versati.
SPUNTA UNA NUOVA "QUOTA 100", IN PENSIONE A 64 ANNI D'ETA' E 36 ANNI DI CONTRIBUTI
L’ultima visione proposta, più attenta ai conti, lascia invariato il requisito anagrafico ma restringe la platea di possibili beneficiari incrementando il requisito contributivo. La proposta lanciata, infatti, prevede la possibilità di andare in pensione con 64 anni d’età e 36 di contributi versati. Appunto una nuova Quota 100 ma diversa da quella del 2019, che consentiva di uscire a 62 anni con 38 di contributi. Per metterla in pratica arriverà un nuovo fondo per finanziare le uscite anticipate.
Con l’approvazione del disegno di Legge di Bilancio 2027 nella riunione del Consiglio dei Ministri il quadro inizia a prendere forma. Il fondo per le pensioni ci sarà ma sarà più leggero di quanto preventivato: si fermerà a 850 milioni, senza quindi raggiungere il miliardo ipotizzato a inizio settimana.
L'USCITA ANTICIPATA NEL SISTEMA CONTRIBUTIVO
Le risorse del Fondo saranno dedicate alla nuova versione di Quota 100 per l’uscita a 64 anni e, probabilmente, all’aumento delle pensioni minime secondo le alternative portate avanti dagli alleati di maggioranza.
Ad oggi, ricordiamo, per l’uscita anticipata nel contributivo, oltre ai requisiti anagrafici e contributivi, serve l’importo minimo dell’assegno, che è pari a tre volte l’assegno sociale (1.638,72 euro lordi mensili nel 2026). La soglia si riduce a 2,8 volte per le donne con un figlio e a 2,6 volte per quelle con almeno due figli.
Chi sceglie la pensione anticipata contributiva deve accettare il calcolo dell’importo dell’assegno secondo il metodo contributivo e non il misto.
COSA PREVEDE LA RIVALUTAZIONE DEGLI ASSEGNI
Anche per il 2026 l’importo della pensione dovrà essere rivalutato in adeguamento all’inflazione. L’adeguamento delle pensioni viene effettuato sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo. In attesa dell’ufficialità che arriverà con apposito decreto del Ministero delle Finanze si stringe il cerchio attorno alla percentuale stimata: pari al 2,9 per cento.
Attualmente, il meccanismo di rivalutazione degli assegni è organizzato su tre fasce di reddito:
Secondo le anticipazioni, il prossimo anno ci sarà un ritorno ai tagli alla rivalutazione effettuati nel biennio 2023/2024 che hanno portato a due diverse sentenze della Corte Costituzionale, la quale li ha ritenuti legittimi purché ragionevoli, proporzionati e giustificati da esigenze solidaristiche interne al sistema.
Un nuovo taglio consentirebbe di reperire risorse da destinare agli altri interventi nella lista dei desideri ma limiterebbe la rivalutazione degli assegni più alti. Secondo quanto anticipato dal Sole24Ore, il meccanismo attuale a tre fasce sarà sostituito da uno a 5 fasce.
La rivalutazione automatica resterà al 100% per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a 4 volte il trattamento minimo INPS (oggi pari a 611,85 euro). La rivalutazione verrebbe, poi, fissata al 90% per i trattamenti tra 4 e 5 volte il minimo, al 60% per quelli tra 5 e 6 volte il minimo INPS.
Salendo di importo l’indicizzazione si riduce ancora: è prevista al 50% per i trattamenti pensionistici tra 6 e 8 volte il trattamento minimo e al 40%per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a 8 volte e pari o inferiori a 10 volte il trattamento minimo. Infine, la rivalutazione è prevista al 35% per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a dieci volte il trattamento minimo INPS.
LA RIVALUTAZIONE STRAORDINARIA DELLE PENSIONI MINIME
Quest’anno è stata pari all’1,3 per cento come previsto dalla Manovra del 2025, resta da capire se l’intervento sarà confermato. Ad oggi, la rivalutazione straordinaria non è prevista oltre il 2026. A fine novembre viene meno lo scivolo esteso per l’isopensione, lo strumento con cui le aziende gestiscono gli esuberi accompagnando i dipendenti alla pensione, a proprie spese.
Oggi il periodo di accompagnamento è esteso fino a 7 anni di anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti ordinari per la pensione. Dal 2027, senza nuovi interventi, il periodo massimo tornerà a 4 anni.
A dicembre, poi, termina l’Ape Sociale, il canale per l’uscita anticipata di alcune specifiche categorie fragili e addetti a lavori gravosi e usuranti.