Nei giorni scorsi sono emerse nuove indiscrezioni sulla misura del prossimo tasso di rivalutazione, ossia il coefficiente - dipendente dall’inflazione - che viene applicato sulle pensioni per adeguarle al costo della vita e mantenere un certo livello di potere d’acquisto.
La rivalutazione si applica anche ad alcune prestazioni di tipo assistenziale, più o meno direttamente collegate alla pensione. È il caso, ad esempio, dell’integrazione al minimo, ossia la soglia minima garantita ai pensionati - a patto che abbiano almeno un contributo settimanale versato nel sistema retributivo, quindi prima del 1996 - e che dà diritto a un aumento mensile tale da consentire il raggiungimento dell’importo previsto.
PENSIONI 2027, RIVALUTAZIONE ATTESA PER L'ASSEGNO SOCIALE
A beneficiare della rivalutazione sono anche l’assegno sociale, ossia la prestazione che oggi spetta a coloro che raggiungono l’età pensionabile - pari a 67 anni nel 2027 e destinata a salire a 67 anni e 1 mese nel 2028 - e i trattamenti riconosciuti agli invalidi civili. Per tutte queste prestazioni la rivalutazione sarà piena: ciò significa che il tasso di inflazione accertato dall’Istat viene applicato interamente sull’importo del trattamento percepito.
PENSIONI 2027, GLI AUMENTI PREVISTI
Sulla scorta delle proiezioni del recente Documento di Finanza Pubblica, è già possibile ipotizzare una percentuale più alta rispetto a quella applicata nel 2026, pari all’1,4%. Il motivo è legato alla ripresa dell’inflazione, anche per effetto delle tensioni internazionali e del possibile rialzo dei prezzi energetici legato a quanto sta accadendo in Iran. Un aumento del costo dell’energia, infatti, rischia di riflettersi sull’andamento generale dei prezzi e quindi anche sulla rivalutazione delle pensioni.
Se le previsioni dovessero essere confermate dal 2027 le pensioni potrebbero aumentare più di quanto visto quest’anno, con una rivalutazione vicina al 2,8%. La percentuale definitiva, però, verrà stabilita solo a fine 2026 con l’apposito decreto del ministero dell’Economia.
PENSIONI 2027, L'AUMENTO SULLE MINIME CON UNA RIVALUTAZIONE DEL 2,8%
Se il tasso di rivalutazione dovesse davvero avvicinarsi al 2,8%, anche la pensione minima registrerebbe un aumento più consistente rispetto a quello riconosciuto nel 2026.
La base da cui partire è l’importo attuale del trattamento minimo, pari a 611,85 euro al mese dopo la rivalutazione ordinaria dell’1,4% applicata quest’anno. Applicando una rivalutazione del 2,8%, l’importo salirebbe di circa 17,13 euro al mese, arrivando così a circa 628,98 euro mensili.
Diverso è il discorso per chi oggi beneficia anche della rivalutazione straordinaria sulle pensioni minime, pari all’1,3% dell’importo, che nel 2026 ha portato l’importo fino a 619,80 euro al mese. Questa maggiorazione aggiuntiva, infatti, al momento è prevista solo fino al 2026: per continuare ad applicarla anche nel 2027 servirà un nuovo intervento del governo in legge di Bilancio.
Oggi la maggiorazione è pari a 136,44 euro da applicare sulla pensione minima per chi soddisfa i requisiti anagrafici e reddituali previsti. Bisognerà però capire se, per effetto dell’aumento di 20 euro previsto dal 2026, l’importo della maggiorazione salirà stabilmente a 156,44 euro anche nel 2027.
In quel caso, prendendo come base una pensione minima rivalutata a circa 628,98 euro, l’importo complessivo potrebbe arrivare intorno a 785 euro mensili. Se invece la maggiorazione restasse pari a 136,44 euro, il trattamento si fermerebbe a circa 765 euro al mese, poco meno rispetto a oggi. Anche in questo caso, comunque, serviranno conferme ufficiali con la prossima legge di Bilancio e con il decreto sulla rivalutazione delle pensioni.
L'ASSEGNO SOCIALE
La rivalutazione del 2,8% avrebbe effetti anche sull’Assegno sociale, la prestazione riconosciuta a chi, una volta raggiunta l’età pensionabile, pari a 67 anni nel 2026, 67 anni e 1 mese nel 2027, si trova in condizioni economiche disagiate e non ha maturato una pensione sufficiente, o non ne ha maturata affatto.
Nel 2026 l’importo dell’Assegno sociale è pari a 546,24 euro al mese per 13 mensilità, per un valore annuo di 7.101,12 euro. Applicando una rivalutazione del 2,8%, nel 2027 l’importo mensile salirebbe di circa 15,30 euro, arrivando così a circa 561,54 euro al mese.
Di conseguenza aumenterebbero anche le soglie di reddito da rispettare per averne diritto. Il limite personale passerebbe dagli attuali 7.101,12 euro annui a circa 7.300 euro, mentre quello coniugale, pari al doppio dell’importo annuo, salirebbe da 14.202,24 euro a circa 14.600 euro.
Pertanto, se nel 2027 la pensione minima rivalutata al 2,8% arrivasse a circa 628,98 euro, con una maggiorazione di 136,44 euro l’importo dell’Assegno sociale massimo raggiungibile sarebbe di circa 765,42 euro mensili, ma solo al compimento dei 70 anni di età.
PENSIONI DI INVALIDITA' 2027
Infine, la rivalutazione del 2,8% avrebbe effetti anche sui trattamenti riconosciuti agli invalidi civili, per i quali l’adeguamento si applica in misura piena. In questo caso, quindi, l’aumento si calcola direttamente sull’importo riconosciuto nel 2026.
Considerando una rivalutazione del 2,8%, la pensione di invalidità civile - oggi pari a circa 338 euro al mese per invalidi totali, invalidi parziali, sordomuti e titolari di indennità di frequenza - salirebbe di circa 9,46 euro, arrivando così a circa 347,46 euro mensili.
Per i ciechi assoluti non ricoverati, invece, l’importo passerebbe dagli attuali 365,53 euro a circa 375,77 euro al mese, mentre per i ciechi parziali con indennità speciale si salirebbe da 224,30 euro a circa 230,58 euro. Gli ipovedenti gravi passerebbero invece da 250,86 euro a circa 257,88 euro mensili.