Milioni di pensionati italiani guardano con crescente attenzione a gennaio 2027, data in cui scatterà la nuova rivalutazione degli assegni previdenziali. Le prime anticipazioni parlano di un aumento decisamente più consistente rispetto a quello magro dell'anno scorso.
PENSIONI 2027, NEL 2026 SI REGISTRA UNA PERDITA DEL POTERE DI ACQUISTO DI CIRCA 30 EURO
Ogni anno le pensioni vengono adeguate al costo della vita attraverso un meccanismo chiamato perequazione automatica, o rivalutazione. Lo scopo è quello di evitare che l'inflazione eroda il potere d'acquisto di chi vive di un assegno fisso.
L'indice dei prezzi a maggio 2026 si è attestato al 3,2% su base annua, un dato che fa capire quanto i prezzi di energia, alimentari e servizi si siano mossi rispetto all'anno precedente. Tradotto in cifre concrete: una pensione da 1.000 euro che non venisse rivalutata varrebbe in termini reali circa 969 euro rispetto all'anno scorso, con una perdita mensile di oltre 30 euro.
PENSIONI 2027, L'INFLAZIONE REGISTRATA A MAGGIO 2026 DECIDE GLI AUMENTI
Al momento non esiste ancora un dato definitivo su cui calcolare la rivalutazione del prossimo anno. Tuttavia, il Documento di Finanza Pubblica approvato dal governo lo scorso aprile fornisce una prima stima macroeconomica dell'inflazione attesa per il 2026, fissata al 2,8%. Si tratta di una previsione, non di un numero certo, e va chiarito che non coincide automaticamente con l'indice FOI che verrà effettivamente utilizzato per la perequazione. Però consente di avere un'indicazione sull'ordine di grandezza dell'aumento atteso.
Se quella percentuale venisse confermata, il risultato sarebbe comunque molto più favorevole rispetto al 2026, quando la rivalutazione si era fermata all'1,4%. Il 2,8% rappresenterebbe il doppio di quell'incremento, una differenza significativa soprattutto per chi percepisce assegni medio-bassi.
PENSIONI 2027, GLI AUMENTI ATTESI
Il meccanismo di rivalutazione non è lineare: non si applica la stessa percentuale a tutti gli assegni, ma varia in base all'importo. Il riferimento è il valore del trattamento minimo Inps, attualmente pari a 611,85 euro mensili. Le pensioni fino a quattro volte quel valore - quindi fino a circa 2.447 euro lordi mensili - ricevono la rivalutazione piena, cioè il 100% del tasso.
Per gli assegni compresi tra quattro e cinque volte il minimo (fino a circa 3.060 euro), la rivalutazione è piena solo sulla parte fino alla soglia, mentre sulla quota eccedente si applica il 90% del tasso, pari in questo scenario al 2,52%. Per le pensioni oltre le cinque volte il minimo, la quota eccedente viene rivalutata al 75%, cioè circa il 2,1%.
PENSIONI 2027, AUMENTI SULLE PENSIONI MINIME, ASSEGNO SOCIALE E INVALIDITA'
La rivalutazione non riguarda soltanto le pensioni ordinarie. Si estende anche a una serie di prestazioni assistenziali, molte delle quali toccano le fasce più vulnerabili della popolazione: anziani senza una carriera contributiva sufficiente, persone con disabilità, non vedenti.
Se il tasso si confermasse al 2,8%, il trattamento minimo passerebbe dagli attuali 611,85 euro a circa 628,98 euro mensili, con un incremento di poco superiore a 17 euro. C'è però un'incognita: la maggiorazione straordinaria che nel 2026 porta la pensione minima a 619,80 euro è una misura a scadenza, e senza una proroga in legge di Bilancio non sarà automaticamente confermata nel 2027.
Anche l'assegno sociale - la prestazione destinata a chi raggiunge i 67 anni senza aver maturato una pensione - beneficerebbe della rivalutazione: dagli attuali 546,24 euro mensili si arriverebbe a circa 561,54 euro. Salirebbero di conseguenza anche i limiti di reddito per accedervi: la soglia personale passerebbe da 7.101 a circa 7.300 euro annui, quella per i coniugati da 14.202 a circa 14.600 euro.
Per le pensioni di invalidità civile, l'importo ordinario salirebbe da 338 a circa 347,46 euro; per i ciechi assoluti non ricoverati si passerebbe da 365,53 a circa 375,77 euro, mentre per i ciechi parziali l'assegno crescerebbe da 224,30 a circa 230,58 euro.