Durigon ha spiegato che l’attuazione della proposta che prevede l’uscita a 64 anni anche per i lavoratori che sono nel sistema cosiddetto “misto” - con un ricalcolo col sistema contributivo dell’importo della pensione - costerebbe 1,5 miliardi l’anno e potrebbe essere realizzata in via sperimentale per i prossimi tre anni.
In vista della nuova Legge di Bilancio il tema delle pensioni torna al tavolo del confronto politico. Durigon ha illustrato l’ipotesi di un nuovo canale di uscita dal lavoro, rivolto a chi è stato assunto prima del 1996. Si tratta dei lavoratori che hanno maturato i diritti previdenziali con il sistema precedente alla riforma che ha introdotto, dal 1996, il calcolo contributivo per i nuovi assicurati.
Secondo le stime citate dal sottosegretario, dando a questi lavoratori la possibilità di andare in pensione a 64 anni si potrebbero generare circa 80mila pensioni in più all’anno, “in base alla scelta misurata sempre dall’Inps”. Durigon ha spiegato che la misura potrebbe essere introdotta in via sperimentale per tre anni, con un impatto sui conti pubblici di 1,5 miliardi di euro l’anno.
IN PENSIONE A 64 ANNI, PER DARE RESPIRO AL MERCATO DEL LAVORO
Per il sottosegretario, la flessibilità in uscita a 64 anni avrebbe anche una valenza sul fronte occupazionale. Durigon considera l'operazione utile a dare un respiro al mercato del lavoro, in modo tale da efficientarlo se si integrano i giovani che entrano con la tassazione al 5%.
In questa lettura, l’uscita anticipata di una parte dei lavoratori più anziani favorirebbe il ricambio generazionale, creando spazio per nuove assunzioni di giovani. Il riferimento alla “tassazione al 5%” riguarda le agevolazioni fiscali sui redditi da lavoro che, in alcune misure, possono essere applicate alle nuove assunzioni o a specifiche categorie di lavoratori, con l’obiettivo di incentivare l’occupazione.
IN PENSIONE A 64 ANNI, GARANTITA LA SOSTENIBILITA' DEL SISTEMA PENSIONISTICO
Nel suo intervento, Durigon ha affrontato anche il tema chiave della sostenibilità del sistema pensionistico, uno dei nodi centrali di ogni riforma. La spesa previdenziale, ha ricordato, è pari a 326 miliardi di euro, mentre le entrate contributive raggiungono i 296 miliardi di euro, “un record storico con le contribuzioni”, secondo il sottosegretario.
Il confronto tra spesa e contributi versati richiama spesso le considerazioni della riforma Fornero. Su questo punto, Durigon riconosce che “con questi numeri ha ragione la Fornero, la stabilità non c'è, ma la sostenibilità del sistema pensionistico in Italia è forte, è vigente e possiamo dire che c'è”.