IL CASO / Dalla catena di montaggio al risarcimento: come il patronato Inac-Cia ha rotto il muro del silenzio sull’ipoacusia da lavoro
PISTOIA – Ci sono rumori che accompagnano una vita intera di lavoro. Il battito monocorde dei macchinari, lo stridore dei metalli, il ronzio costante dei motori industriali. Suoni che, giorno dopo giorno, finiscono per diventare normali, quasi invisibili. Almeno finché non si spengono le macchine e ci si accorge che, insieme a loro, se n'è andato anche un pezzo di udito.
È la storia di un lavoratore pistoiese che per anni ha convissuto con i sintomi dell'ipoacusia da rumore, una progressiva perdita della capacità uditiva causata dall'esposizione prolungata ad ambienti di lavoro severi. Una patologia subdola, che si insinua lentamente e che spesso i lavoratori liquidano come un semplice "segno dell'età" o del logorio quotidiano.
Ma dietro a quella che sembrava una fatalità inevitabile si nascondeva, in realtà, un preciso diritto specchiato nelle tutele della legge italiana: il riconoscimento della malattia professionale.
A cambiare il destino di questa vicenda è stato l'incontro tra il lavoratore e gli uffici del patronato Inac-Cia di Pistoia, e in particolare la competenza specialistica di Monica Michelozzi. Gestire una pratica di malattia professionale con l'INAIL, infatti, è tutt'altro che una passeggiata burocratica. Non basta denunciare il problema; occorre ricostruire con precisione chirurgica la storia lavorativa del dipendente, dimostrare il cosiddetto "nesso causale" – ovvero il legame diretto tra le mansioni svolte negli anni e l'insorgenza della sordità – e superare i rigidi protocolli di valutazione medica dell'istituto assicurativo.
Un'indagine tecnica e medico-legale complessa, condotta da Michelozzi con determinazione e accuratezza, che ha permesso di scardinare le resistenze burocratiche.
Il risultato finale ha ripagato anni di disagi. L'INAIL ha preso atto, riconoscendo ufficialmente l'origine professionale dell'ipoacusia e quantificando un grado di danno biologico pari al 12%. Un verdetto che si è tradotto in un risarcimento economico immediato e tangibile per il lavoratore: una liquidazione in capitale pari a 20.446,50 euro.
Al di là della pur importante cifra incassata, il caso gestito da Inac-Cia Pistoia lancia un messaggio fortissimo a tutti i lavoratori del territorio. La salute non è una merce di scambio e i danni subiti in servizio non sono "rischi del mestiere" da sopportare in silenzio. Spesso le risposte e le tutele ci sono, ma serve la chiave giusta per trovarle. E quella chiave, ancora una volta, si è dimostrata essere la capillarità e la competenza dei professionisti del patronato sul territorio.