I dati INPS elaborati da Save the Children confermano che nel 2024 l’utilizzo del congedo di paternità risulta stabile: oltre il 64% dei padri lavoratori dipendenti ha usufruito della misura. Dopo anni di crescita, l’aumento sembra essersi attenuato, segno di una pratica ormai diffusa ma non ancora uniforme nel Paese.
Il congedo di paternità è una misura volta a favorire il coinvolgimento del padre come della madre, nella crescita dei/lle figli/e, fondamentale per il benessere dell’intera famiglia e per la creazione di un nucleo che si fondi sulle pari opportunità.
Nel complesso, sono 181.777 i padri che nel 2024 hanno utilizzato il congedo di paternità. Una cifra significativa, ma che invita a riflettere sulle condizioni che ancora rendono disomogeneo l’accesso a uno strumento fondamentale per il benessere dei bambini e per avanzare verso una più equa ripartizione del lavoro di cura.
CONGEDO DI PATERNITA', ECCO LE MISURE INTRODOTTE PER I PAPA' LAVORATORI
Negli ultimi anni sono state introdotte diverse novità per quanto riguarda i congedi per i papà lavoratori:
Congedo di paternità obbligatorio per i lavoratori dipendenti (pubblici e privati): prevede per il padre lavoratore (dipendente pubblico o privato) l’astensione obbligatoria di 10 giorni dal lavoro, che possono essere usufruiti tra i due mesi precedenti e i cinque successivi al parto. Se ne ha diritto anche in caso di adozione e affidamento. I giorni diventano 20 in caso di parto gemellare o plurimo. Durante il congedo, il padre ha diritto a un’indennità del 100% della sua retribuzione. Viene riconosciuto anche un giorno facoltativo in più di congedo di cui il papà può usufruire in alternativa alla mamma.
Congedo parentale per i lavoratori dipendenti (pubblici e privati): è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro che il padre lavoratore può prendere per occuparsi del suo bambino o della sua bambina nei primi mesi e anni di vita (entro i 14 anni del bambino). Il congedo parentale può essere richiesto dai genitori per un periodo massimo di 10 mesi: il padre lavoratore ha diritto per un periodo massimo di 3 mesi (non trasferibili alla madre) a cui può aggiungere altri 3 mesi, se non utilizzati dalla madre (questi 3 mesi sono infatti fruibili in alternativa tra i due genitori). In totale il padre può quindi prendere 6 mesi di congedo (elevabili a 7 nel caso in cui si astenga dal lavoro per almeno per un periodo intero o frazionato non inferiore a 3 mesi). In questo caso il periodo di congedo cumulativo tra i due genitori si estende a 11 mesi. In totale tra i due genitori i mesi di congedo indennizzabili sono 9 (3 mesi per ciascun genitore “non trasferibili” per un totale di 6 mesi, più ulteriore periodo di 3 mesi “trasferibile” che possono anche essere utilizzati in maniera ripartita da entrambi i genitori).
Congedo parentale per i lavoratori iscritti alla Gestione Separata: dal 2022 il padre ha diritto a 3 mesi di congedo parentale indennizzato, non trasferibile all’altro genitore, da usufruire entro il 12° anno di vita del figlio (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento). Ulteriori 3 mesi di congedo (indennizzato) spettano al padre, se non ne usufruisce la madre.
Congedo parentale per i lavoratori autonomi: dal 2022 (Decreto legislativo 30 giugno 2022, n. 105) è stata introdotta la possibilità di poter fruire di 3 mesi di congedo parentale con indennità, da utilizzare entro l’anno di vita (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento) del minore.
Il congedo di paternità obbligatorio non spetta ai lavoratori autonomi, a quelli iscritti alla Gestione separata e ai liberi professionisti, a meno che non si verifichino determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo di maternità: quando la madre del bambino sia deceduta o gravemente inferma, in caso di abbandono da parte della madre o affidamento esclusivo al padre.
CONGEDO DI PATERNITA', LE DIFFERENZE PER CONTRATTO, TIPO DI IMPIEGO E TERRITORIO: I DATI RIELABORATI DA INPS
Il profilo dei beneficiari è piuttosto definito: la maggior parte dei padri ha tra i 35 e i 44 anni, un impiego stabile e a tempo pieno. La fruizione resta concentrata al Nord, dove vive il 59% dei padri che utilizzano il congedo (107.273). Al Centro risiede il 19% dei fruitori e al Sud il 22%.
Incidono anche fattori contrattuali e professionali: i lavoratori full time utilizzano mediamente quasi due giorni in più rispetto ai part time, i dipendenti a tempo indeterminato fruiscono di mezza giornata in più rispetto ai tempi determinati, mentre impiegati e dirigenti ricorrono al congedo più dei lavoratori manuali.
La distribuzione territoriale conferma differenze significative: nel Nord-Est e nel Nord-Ovest si registrano più giorni medi fruiti rispetto al Centro, mentre Sud e Isole mostrano una fruizione più bassa. Le regioni con il maggior numero di padri che usufruiscono del congedo sono Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna al Nord, Lazio e Toscana al Centro, Campania, Puglia e Sicilia nel Mezzogiorno.