La denatalità comincia ad avere un impatto anche sui numeri dell’assegno unico distribuito mensilmente alle famiglie con figli da 0 a 21 anni, cioè la principale misura di sostegno economico alle famiglie con figli a carico. L’ultimo report dell’Inps che fotografa la situazione del primo semestre 2026 ha fatto registrare 100mila figli in meno che ricevono il bonus rispetto ai primi sei mesi del 2025: lo scorso anno ne avevano beneficiato 9,7 milioni di figli, mentre quest’anno si è passati a 9,6 milioni.
Tradotto, il saldo tra i ventunenni che escono dall’assegno e i neonati che vi entrano è negativo di 100mila unità. Ma, con la spinta dell’inflazione aumenta anche il contributo che ogni figlio incassa mensilmente.
ASSEGNO UNICO 2026, CALANO I NUCLEI FAMILIARI CHE HANNO DIRITTO AL BONUS
Insieme ai figli calano ovviamente i nuclei familiari che hanno diritto al bonus. Se nel 2025 erano 6.143.240, quest’anno sono diventati 6.095.716. E i 100mila figli in meno che hanno diritto all’assegno non producono neppure uno sgravio per le casse dello Stato. Perché, stando sempre a quanto riporta l’Inps, nei primi sei mesi di quest’anno il costo dell’assegno è aumentato di 100 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025.
Lo scorso anno erano stati erogati 9,8 miliardi di euro a fronte dei 9,9 miliardi di quest’anno. A causa dell'inflazione anche il bonus subisce un incremento. L'importo medio per figlio a giugno 2025, comprensivo delle maggiorazioni applicabili si attestava su 170 euro, e andava da circa 57 euro per chi non presenta Isee o supera la soglia massima a 224 euro per la classe di Isee minima.
ASSEGNO UNICO 2026, IL SUSSIDIO SALE E ARRIVA A 175 EURO PER FIGLIO
A giugno 2026 invece l’importo medio per figlio, comprensivo delle maggiorazioni applicabili si attesta su 175 euro, e va da circa 58 euro per chi non presenta Isee o supera la soglia massima a 227 euro per la classe di Isee minima. Le maggiorazioni sono riconosciute in relazione a specifiche caratteristiche del nucleo familiare, quali la presenza di figli con disabilità, la numerosità della famiglia, la giovane età della madre e, con riferimento ai figli minorenni, la presenza di entrambi i genitori titolari di reddito da lavoro.
ASSEGNO UNICO 2026, IL SUSSIDIO SPETTA ANCHE AI LAVORATORI EUROPEI NON RESIDENTI IN ITALIA
Da aprile di quest’anno l’assegno unico spetta anche ai lavoratori di Stati membri Ue non residenti in Italia, purché titolari di un rapporto di lavoro con iscrizione a una gestione previdenziale italiana, e ai figli fiscalmente a carico residenti in un altro Stato membro dell’Unione europea. L’Italia si è dovuta infatti uniformare alle regole Ue dopo essere stata sottoposta anche a una procedura di infrazione.
L’impostazione precedente prevedeva invece che il figlio non convivente con il lavoratore richiedente restava escluso dal nucleo ai fini ISEE e quindi era irrilevante ai fini della prestazione dell’assegno unico. Questa novità potrebbe nei mesi prossimi portare ad un’estensione della platea e a un aumento dei figli coperti dall’assegno.